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LONGTAKE INTERACTIVE FILM FESTIVAL | Cineteca Milano | Dal 27 novembre al 1° dicembre 2019


Tutte le proiezioni saranno in lingua originale con sottotitoli in italiano.
Il Festival è ideato e realizzato dal portale di cinema LongTake insieme a Fondazione Cineteca Italiana con il contributo del Comune di Milano.
Un evento culturale milanese dedicato al cinema e rivolto, in particolare, ai giovani, grazie ai contenuti e alla modalità fortemente interattiva che lo caratterizza. Un format innovativo il cui obiettivo è diffondere la cultura cinematografica e coltivare la passione per il cinema di qualità.
Fondazione Cineteca Italiana e LongTake coniugano competenza, passione e innovazione: gli ingredienti giusti per dare vita a un’iniziativa di successo.
___OTTO FILM IN CONCORSO

SARÀ IL PUBBLICO A DECRETARE IL VINCITORE votando il titolo preferito direttamente sul sito del festival durante i giorni del #LIFF2019

* ASSASSINATION NATION (2018) di Sam Levinson, USA, 108 minuti
A Salem, “tranquilla” cittadina della provincia americana, quattro ragazze all’ultimo anno di liceo conducono una vita fatta di feste, chat, selfie e video di dubbio gusto. Non solo i cellulari delle protagoniste, ma anche quelli di altri abitanti del luogo nascondono segreti…Quando un misterioso hacker inizia a rendere pubblici i contenuti degli smartphone, si scatena una vera e propria follia omicida.
Ambientato, non certo per caso, a Salem, città del Massachusetts nota per il celebre processo alle streghe del 1692, il film trasla l’isteria collettiva e la folla ricerca di un capro espiatorio del fatto storico alla contemporaneità dei social network.
Sam Levinson, alla sua seconda regia dopo Another Happy Day del 2011, firma un film provocatorio e originale, un ritratto potente e inquietante degli Stati Uniti di oggi (e non solo), coinvolgente e ben interpretato da Odessa Young nei panni della protagonista e voce narrante fuori campo.

* FIRST REFORMED (2017) di Paul Schrader, USA, 108 minuti
Toller (Ethan Hawke), ex cappellano militare segnato dalla morte del figlio in guerra, gestisce con diligente austerità una piccola chiesa protestante di provincia, la First Reformed. Quando il suo tentativo di salvare dalla depressione un giovane ambientalista radicale fallisce tragicamente, Toller, schiacciato dal senso di colpa, stringe una relazione sempre più intima con Mary (Amanda Seyfried), ex moglie del ragazzo che non è riuscito a salvare. Il suo rapporto con l’organizzazione che si occupa della chiesa a cui ha dedicato la propria vita cambierà profondamente.
Una delle opere più rappresentative della poetica di Paul Schrader, autore di spicco della New Hollywood (molto vicino al cinema di Martin Scorsese) e profondo innovatore dei canoni del cinema classico. Un dramma di dolente umanità, austero e disadorno, interpretato da un Ethan Hawke in stato di grazia, su un percorso di redenzione che rimanda allo spiritualismo di Bresson e Dreyer. Impressionante per profondità di sguardo e perfezione formale, con un memorabile finale sulle note dell’inno evangelico Leaning on the Everlasting Arms.

* FUNAN (2018) di Denis Do, Francia / Belgio / Lussemburgo / Cambogia, 84 minuti
Phnom Penh, 1975. La follia degli khmer rossi fa piombare la Cambogia nell’orrore e la popolazione viene deportata nei campi di prigionia: Chou e Khon non perdono la speranza di ritrovare il figlio di quattro anni, disperso durante la fuga.
Opera prima di Denis Do, regista francese d’origine cambogiana, che si è ispirato alla storia di sua madre per mettere in scena questo potente esordio e ha scelto l’animazione per raccontare il genocidio operato dal regime di Pol Pot dal 1975 al 1979. Funan è un film drammatico, dal tratto visivo molto semplice ma efficace, che segue il percorso di un uomo e una donna tra orrori di ogni sorta. Denis Do riesce a emozionare, anche grazie ad alcune immagini di notevole bellezza artistica, e a coinvolgere sempre più col passare dei minuti fino a un finale che è la degna conclusione di un’opera prima sorprendente. Premiato al Festival di Annecy, il film è doppiato da due attori d’eccezione: Louis Garrel e Bérénice Bejo, che prestano le voci ai due personaggi principali. 

* KILLING (2018) di Shin'ya Tsukamoto, Giappone, 80 minuti
Dopo circa 250 anni di pace, a metà del XIX secolo, in Giappone i guerrieri samurai si sono impoveriti e di conseguenza molti lasciano i loro padroni per diventare dei ronin erranti. Per conservare la sua abilità nel maneggiare la spada, uno di loro (Sosuke Ikematsu) si allena quotidianamente in un villaggio di campagna. L’arrivo sul posto di un abile ronin (Shin’ya Tsukamoto) in cerca di altri potenziali guerrieri, potrebbe cambiare la sua vita.
Tsukamoto torna con Killing al tema della violenza, raccontando di un samurai che si rifiuta di uccidere, facendo una scelta totalmente controcorrente per l’epoca rappresentata (e, sembra voler suggerire il regista, anche per il mondo di oggi). In quest’opera profonda e incisiva, ritroviamo alcuni elementi distintivi della filmografia del regista: la spada che diventa una sorta di protesi del guerriero e la danza come modo per dare voce al corpo, a partire dai tormenti che toccano i protagonisti. Con il consueto stile dinamico, Tsukamoto dà vita a un bombardamento audiovisivo che trascina lo spettatore a vivere il cuore della vicenda.

* LAST FLAG FLYING (2017) di Richard Linklater, USA, 124 minuti
Courtesy of Amazon Studios
Trent'anni dopo la tragica esperienza della Guerra del Vietnam, lo schivo Larry 'Doc' Shepherd (Steve Carell) chiede ai suoi due vecchi compagni Sal (Bryan Cranston) e Richard (Laurence Fishburne), con cui non ha rapporti da allora, di accompagnarlo a porgere un ultimo saluto alla salma di proprio figlio, caduto durante il conflitto in Iraq.
Commedia e dramma si fondono magicamente in un emozionante racconto che mette in luce lo stile spontaneo e mai invasivo di Richard Linklater, regista in grado come pochi altri di ragionare sullo scorrere del tempo e i legami affettivi tra le persone. Magnifico ritratto di un’America che si rispecchia nelle esistenze passate, presenti e future dei tre protagonisti, declinazioni diverse della medesima disillusione, il film è un colpo al cuore capace di commuovere e far sorridere, grazie soprattutto alle straordinarie prove di Steve Carell, Bryan Cranston e Laurence Fishburne.

* LES GARÇONS SAUVAGES (2017) di Bertrand Mandico, Francia, 110 minuti
Cinque adolescenti di buona famiglia si macchiano di un crimine disgustoso senza censurare in alcun modo i propri istinti più selvaggi. Il compito di rieducarli viene assegnato al capitano di una nave che userà modalità altrettanto brutali per correggere la loro indole.
Uno degli esordi più chiacchierati e controversi degli ultimi anni, Les garçons sauvages è un’opera prima semplicemente unica, dotata di fiammeggianti intuizioni visive e di una narrazione capace di scuotere e sorprendere a ogni sequenza. Il regista Bertrand Mandico, con tocchi sperimentali e surreali, supportati da un coraggio estetico impressionante, mescola il cinema di Fassbinder con quello di Genet, inserendo ingredienti provenienti dalle opere di Jean Cocteau e Jean Vigo, senza dimenticare i viaggi di Jules Verne e Il signore delle mosche di William Golding. Eletto miglior film dell’anno dai Cahiers du Cinéma nel 2018.

* SORRY TO BOTHER YOU (2018) di Boots Riley, USA, 112 minuti
Cassius Green è un trentenne di colore che abita a Oakland nel garage dello zio, faticando non poco a pagare l’affitto. Nella speranza di trovare i soldi per sopravvivere degnamente, comincia a lavorare in un’azienda di telemarketing: gli inizi non sono incoraggianti, ma ben presto Cassius scoprirà un trucco che gli porterà finalmente i guadagni sperati.
A metà tra commedia, fantascienza e puro cinema politico, Sorry To Bother You è uno dei film di cui si è più parlato al Sundance dello scorso anno, sia per l’originalità narrativa sia per i contenuti che vanno a toccare punti cruciali della società americana odierna: dal razzismo alle differenze sociali, il film lancia messaggi di grande potenza attraverso un apparato allegorico degno del cinema di Spike Lee e Jordan Peele, a cui è stato spesso paragonato.
Si tratta dell’opera prima di Boots Riley, rapper americano socialmente impegnato, che ha dimostrato un talento dietro la macchina da presa che in pochi si sarebbero aspettati.

* TARDE PARA MORIR JOVEN (2018) di Dominga Sotomayor Castillo, Cile / Argentina / Brasile / Olanda / Qatar, 110 minuti
In Cile, nell’estate del 1990, un gruppetto di famiglie che abita in una comunità isolata ai piedi delle Ande, vive nell’utopia di costruire un nuovo mondo, distante dagli eccessi metropolitani, sfruttando al meglio la recente libertà conquistata con la fine della dittatura.
La regista cilena Dominga Sotomayor Castillo (che nel 1990 aveva quattro anni) sceglie un momento decisivo nella storia del suo paese per dare vita a una sorprendente pellicola dal forte sapore metaforico, mettendo al centro della narrazione un microcosmo simbolo di una società disposta a tutto pur di vivere a pieno la libertà appena ottenuta. Un cast in gran forma e gli eccezionali giochi di luce contribuiscono all’efficacia del disegno d’insieme di un film emozionante senza essere retorico, che conferma la grande capacità del cinema cileno di riflettere sul proprio passato, in maniera tanto originale quanto profonda.

APERTURA E CHIUSURA IMPERDIBILI

La SERATA INAUGURALE, mercoledì 27 novembre, ospiterà un concerto dedicato a un excursus su diverse visioni filmiche e musicali sul tema della fantascienza, dagli albori ai nostri giorni, attraverso una originale rilettura delle più belle colonne sonore.
I temi di Blade Runner, Metropolis, Star Wars, Il pianeta delle scimmie, Solaris, 2001 Odissea nello spazio, Interstellar verranno musicati dal vivo dal trio I Sincopatici, composto da Francesca Badalini (pianoforte, tastiere, chitarre), che dal 1999 collabora con Cineteca Italiana componendo ed eseguendo dal vivo musiche per film muti, Andrea Grumelli (basso, synth) e Davide Martinelli (batteria, percussioni).
Seguirà la proiezione di BLADE RUNNER. THE FINAL CUT, il capolavoro di Ridley Scott del 1982, ambientato proprio nel novembre del 2019.

A CHIUDERE IL FESTIVAL, domenica 1° dicembre, sarà il film che sessant’anni fa ha segnato il folgorante esordio alla regia di François Truffaut, I QUATTROCENTO COLPI (Les quatre cents coups).
Un film capace di emozionare intere generazioni, premiato per la miglior regia al Festival di Cannes, una vetta assoluta della storia del cinema francese e mondiale con protagonista un giovane Jean-Pierre Léaud, il cui sguardo in macchina nella scena finale è rimasto nella memoria collettiva.
La proiezione in pellicola 35 mm, in versione originale con sottotitoli in italiano, sarà preceduta dalla cerimonia di premiazione della Terza Edizione del Concorso per giovani critici cinematografici non professionisti dedicato a Marco Valerio.

OMAGGIO SPECIALE A JOSEF VON STERNBERG (1894, 1969)

L'ANGELO AZZURRO (Der blaue Engel, 1930), Germania, 99 minuti
Immanuel Rath (Emil Jannings), rispettabile professore di ginnasio in una cittadina tedesca, rimane stregato dalla bella e provocante cantante Lola Lola (Marlene Dietrich) e le propone di sposarlo. È l'inizio del declino per il professore che viene licenziato e si riduce a fare il clown su palcoscenici di quart'ordine, mentre sua moglie lo tradisce e lo mortifica.
Primo lungometraggio del sodalizio artistico tra Josef von Sternberg e Marlene Dietrich, è l'opera che lanciò l'attrice come diva internazionale e icona destinata a restare indelebilmente impressa nell'immaginario collettivo. Amore, fascino, seduzione e autodistruzione si sovrappongono e confondono in una pellicola dal fascino magnetico, che rappresenta l'inesorabile disfacimento di un mondo in mutamento, sempre più cinico e feroce. Indimenticabile.

MIC - MUSEO INTERATTIVO DEL CINEMA
Viale Fulvio Testi 121, 20162, Milano - MM5 Bicocca

INFO
LongTake:
redazione@longtake.it
www.longtake.it/events/longtake-interactive-film-festival-2019

Fondazione Cineteca Italiana
T 0287242114
info@cinetecamilano.it
www.cinetecamilano.it

BIGLIETTI


Ingresso gratuito per gli abbonati a LongTake Interactive Film Festival

Per i non abbonati a LongTake Interactive Film Festival:
Film in Concorso: biglietto intero €7; Altre proiezioni: €5
Longtake Interactive Film Festival: un evento di cinema ad alto tasso di interattività dove il pubblico è attore protagonista anche nella scelta della programmazione. Per la sua terza edizione milanese, il Festival propone un interessantissimo programma: otto film in Concorso inediti in sala, tra cui First Reformed di Paul Schrader e Last Flag Flying di Richard Linklater; un Concorso per giovani critici cinematografici che premierà l’autore under 30 della miglior recensione; la proiezione di un capolavoro del 1969; gli omaggi ad Agnès Varda a pochi mesi dalla scomparsa, a Bernardo Bertolucci a un anno dalla scomparsa e a Josef von Sternberg, mancato nel 1969.